Un’ora di fermo negli stabilimenti per sostenere la mobilitazione promossa da ESN – Electromechanics Synergy Network e chiedere alle istituzioni europee azioni concrete a tutela della filiera elettromeccanica.
C’è un momento in cui parlare non basta più. Un momento in cui diventa necessario compiere un gesto concreto, visibile, inequivocabile.
Il 28 aprile Orange1 ha scelto di fermare la produzione per un’ora negli stabilimenti italiani di Montebello Vicentino, Arsiè, Parma e San Mauro Pascoli, aderendo alla mobilitazione promossa da ESN – Electromechanics Synergy Network, insieme a molte realtà della filiera elettromeccanica europea.
Non è stato uno sciopero. È stato un segnale.
Un segnale forte e chiaro rivolto alle istituzioni nazionali ed europee: l’industria europea è a un punto di svolta e il tempo delle attese è finito.
Il settore elettromeccanico europeo sta affrontando una pressione senza precedenti. Operatori extra-UE immettono sul mercato prodotti a prezzi fortemente inferiori rispetto agli standard europei, spesso in un contesto competitivo segnato da regole diverse, squilibri strutturali e condizioni non comparabili. A questo si aggiunge un quadro normativo europeo sempre più complesso, che rischia di aumentare ulteriormente gli oneri a carico delle imprese manifatturiere.
Il risultato è una filiera sotto pressione da più fronti: dall’alto e dal basso, da fuori e da dentro. Una filiera strategica per l’autonomia industriale europea, per l’occupazione qualificata, per il know-how tecnologico e per la capacità produttiva del continente.
Per questo Orange1, al fianco del Presidente Armando Donazzan, ha scelto di esserci.
Aderire a ESN significa condividere una visione precisa: unire le forze per costruire una voce comune, credibile e strutturata, capace di dialogare con le istituzioni europee e chiedere politiche industriali efficaci. Non si tratta di lamentarsi, né di affidarsi a iniziative isolate. Si tratta di agire insieme, superando i confini aziendali e nazionali, per difendere una causa comune.
Il Joint Statement firmato a Bruxelles nel dicembre 2025 ha rappresentato un primo passo. Il fermo produttivo del 28 aprile è stato il secondo. Non sarà l’ultimo.
La richiesta è chiara: estendere le misure di salvaguardia a tutta la catena del valore. Non solo alla produzione primaria di acciaio, ma anche ai semilavorati, ai trasformati, ai componenti e ai prodotti finiti. Perché tutta la filiera è esposta. E tutta la filiera deve essere tutelata.
La deindustrializzazione non arriva sempre con rumore. Spesso avanza in modo silenzioso e progressivo. Ma quando una capacità produttiva viene persa, ricostruirla diventa difficile, a volte impossibile. Le competenze non si ricreano dall’oggi al domani. Il know-how si disperde. Le persone trovano altri percorsi. E una filiera svuotata resta svuotata.
È ora di agire.
È ora di unire le forze.
È ora di far arrivare alle istituzioni un messaggio forte e chiaro: l’industria europea va difesa oggi, per continuare a produrre valore domani.
